Un ponte verso il mondo: la famiglia adottiva “multietnica"

L’adozione internazionale è attualmente la forma di adozione più praticata. Si tratta dell’incontro tra una famiglia di un determinato Paese, italiana ad esempio, e uno o più bambini provenienti da uno dei Paesi dei quattro continenti. Tra i più frequenti troviamo: Congo, Etiopia, Marocco, Cambogia, Cina, Russia, Bulgaria, Albania, Romania, Cile, Perù, Messico…

Si tratta di culture molto lontane e diverse dalla nostra e questa appare immediatamente la sfida maggiore da affrontare nelle fasi di costruzione della relazione tra genitori e figlio. Le difficoltà possibili sono comunque mitigate dai risultati dalle ricerche: molti studi dimostrano come, nonostante le criticità iniziali, l’ingresso nella famiglia adottiva facilita il miglioramento della condizione psicosociale dell’adottato e avvia un buon percorso di integrazione.

Scegliere l'adozione: i 5 tipi di patto adottivo

La  scelta è un elemento fondante nell'adozione: sono molti i momenti in cui i membri della famiglia adottiva sono chiamati a scegliere. La possibilità di costruire il patto adottivo, un legame profondo che dà luogo ad un progetto comune, dipende dalla reciprocità delle scelte e dall'elaborazione delle differenze tra i componenti del nucleo familiare.

La costruzione dei ruoli e dei legami familiari si basa sulla creazione di un senso di appartenenza e sulla reciprocità della scelta, effettuata in modi e in momenti diversi dal bambino e dai suoi genitori. Certo non parliamo di una scelta di tipo razionale o di qualcosa che ci si possa imporre con la volontà. Si tratta invece di una disponibilità profonda, che mette d'accordo l'intenzione con l'emozione, ad aprirsi al contatto con l'altro per come esso è e a mettere in discussione i propri pregressi equilibri per cercarne insieme di nuovi.

"Non riusciamo ad avere un bambino": l'elaborazione della sterilità/infertilità



Sono molte le potenziali conseguenze psicologiche dell'impossibilità a procreare in termini di ansia, stress psicosociale, frustrazione e disadattamento coniugale. Il processo di elaborazione della condizione di infertilità/sterilità è infatti molto delicato e allo stesso tempo necessario a consentire il passaggio dal "bisogno di un figlio" al "desiderio di un figlio".
 
Per accedere pienamente ad un'idea di fecondità che va oltre la dimensione biologica è necessario far fronte ad emozioni complesse e a ferite psicologiche dolorose, perché la sterilità/infertilità implicano molti tipi di perdite, non tutte “riparabili” attraverso l'adozione.